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venerdì 29 luglio 2011

Marco Paolini : Venezia come palcoscenico



Marco Paolini torna in scena a Venezia - e proprio la città sarà il suo palcoscenico - in un nuovo allestimentoo de Il milione, quaderno veneziano (che avevo già visto a Boretto e che mi ha colpita per il profondo amore e scambio con il territorio)

24 e 25 agosto 2011
Campo San Trovaso - Venezia

1 e 2 settembre 2011
Campo Madonna dell’Orto - Venezia

Torna a Venezia, tra campi e mestieri, Il Milione, quaderno veneziano di Marco Paolini , un progetto di Jolefilm che verrà realizzato in collaborazione con Città di Venezia, Venezia Spettacoli, il polo nautico Vento di Venezia e Confartigianato Venezia.

Marco Paolini riallestisce lo spettacolo dedicato a Venezia “Il Milione, quaderno veneziano”, con una formula più sobria e più semplice, scegliendo campi meno frequentati da turisti, ma fortemente legati con i veneziani che vivono la città e vi lavorano.
Campo San Trovaso, che offre come palcoscenico naturale il Ponte della Scossera che vi si affaccia e accanto al quale sono presenti gli squeri delle gondole; e Campo Madonna dell’Orto che offre la possibilità di usare come palcoscenico una barca e accanto al quale vi sono officine fabbrili e le officine di riparazione motori.
Alcuni artigiani verranno coinvolti nel progetto: a loro è infatti chiesto di offrire la possibilità di visitare il loro cantiere e di tenere una “lezione” del loro mestiere, attraverso una conversazione pubblica con Marco Paolini.
L’affluenza del pubblico alle serate sarà regolata da un biglietto a pagamento; per le “lezioni” in officina invece la partecipazione sarà libera ma per un numero limitato di persone (compatibile con gli spazi di lavoro).

giovedì 10 febbraio 2011

Intervista Marco Paolini - 4 di 4

Quindi si inventeranno altri modi? 
“Quando ero ragazzo e ho iniziato a far teatro, ho imparato che il teatro è un territorio e non un edificio. I primi posti in cui l’ho fatto erano strade, piazze, scuole e luoghi non teatrali. Per me è una lezione importante, io non ho fatto la carriera di attore facendo i provini per entrare in una compagnia e venire ad occupare un posto in un teatro. Non sono mai stato un attore disoccupato (…). Ci sono molti attori in giro, si fa meno cinema e televisione, tanti pretendono di spendere la loro popolarità a teatro e sgomitano per entrare in questi pochi posti, in queste poche date, in questi pochi soldi. Allora la mia prima reazione è di dire: io mi tolgo, non ho bisogno di sgomitare per entrare in posti dove si fa così e quindi devo iniziare a ragionare, io ed altri, su creare luoghi, modi, opportunità di incontrare la gente che non siano quelli consacrati.”

In alcuni degli ultimi spettacoli c’è un tentativo di dialogo  e coinvolgimento dello spettatore

“Essere didattico per chi lo fa e in qualche maniera per chi ne viene a far parte è una funzione del teatro a cui non voglio sottrarmi. So che è pedante però, in un paese come il mio, potrebbe essere un lusso ritrovarsi in un luogo in cui si può parlare e non solo usare il telecomando. Questo è il senso: a teatro non negare la parola. E’ un atto di fiducia, la possibilità di imparare qualcosa e a volte è molto bello.”
              

mercoledì 9 febbraio 2011

Intervista Marco Paolini - 3 di 4


Considerazioni sullo spettacolo “Itis Galileo” , com’è nato? 
“E’ nato dalla sfida di portare in scena il “Dialogo” che ritengo ancora aperta e inarrivabile, però da lì è partita la curiosità. Quando lavori su un argomento, tendi ad allargare, scopri  tante altre cose interessanti ed è difficile stringere in due ore perché ti scappa la materia da tutte le parti. Non è uno spettacolo che nasce da una urgenza, ma da una passione e posso prendermi un po’ di tempo in più.”  

Come vede il futuro del teatro?
“Lo spettacolo dal vivo, come dice Woody Allen, è l’unico genere che passerà indenne ogni tipo di rivoluzione tecnologica. Se parliamo del teatro come impianto, il teatro pubblico e il sistema economico che lo sostiene, credo che sia giusto che salti prima che salti la scuola. Se si deve salvare uno dei due, salviamo la scuola e buttiamo il teatro. Gli attori si inventeranno un modo per farlo ancora (…). Sono francamente molto pessimista su quello che succederà nei prossimi due anni.  Non credo che questo sistema abbia possibilità, vedo  come frana e vedo con quanta poca dignità sta franando. “

martedì 8 febbraio 2011

Intervista Marco Paolini - 2 di 4

Come si è formato il suo linguaggio, che sentito dal pubblico scorre così bene ma che non deve essere altrettanto facile da costruire?
“Deve essere semplice, ma non lo è da costruire. La comunicazione oggi è fondata su toni, ritmi drogati, il telegiornale sembra la pubblicità, per non parlare dei talk show in cui si vendono idee come merce. Se tu vuoi cercare una forma di oralità devi prescindere dal tempo, non devi fidarti dei modelli che ci sono intorno. Per me l’ispirazione è quasi sempre di tipo musicale, poi la scelta delle parole è istintiva, quando scrivo mi vengono in un modo, quando le dico mi accorgo che non vanno bene. Credo di essere più bravo a “scrivere in piedi” che non a “scrivere con la penna”.”  

Tema ricorrente è la memoria, una storia individuale che diventa memoria collettiva. Come ottiene questo effetto?
“Io racconto delle storie.  Cerco di farle passare attraverso di me. Devo trovare un gancio di partenza, che può essere un gancio di memoria personale o di vissuto. Lavoro su storie e dettagli esattamente come un giornalista d’inchiesta o uno sceneggiatore di cinema e devo cercare di avere i dettagli più precisi possibili. L’effetto può essere quello che dice lei, andiamo in cerca continuamente di qualcuno che ripari dei torti, che restituisca dei vuoti, per cui può esserci un effetto memoria, ma è temporaneo, è consolatorio. La memoria non si insegna dal palco del teatro. Purtroppo ha bisogno di uno sforzo collettivo. “

lunedì 7 febbraio 2011

Intervista a Marco Paolini - 1 di 4

Incontriamo Marco Paolini al Teatro Asioli a Correggio, prima dello spettacolo “Itis Galileo”.

Come ha cominciato a raccontare?
“Mi sono messo a raccontare per necessità, perché avevamo interrotto le prove di uno spettacolo, mi ero fatto male e narrare per me è stato semplicemente un modo per aggirare il problema dell’interpretazione. L’interpretazione è più pesante, a volte anche imbarazzante e in ogni caso hai bisogno di una distanza; mentre raccontare mi viene meglio perché per certi versi è una sorta di straniamento, ci sono i personaggi ma c’è anche il coro. E’ una tecnica leggera che permette a me di entrare in argomenti anche pesanti senza aver trovato un punto di vista o senza avere quello del personaggio. Poi, siccome io faccio l’autore, questa sistema mi si confà di più di una scrittura tradizionale che prevede le parti, lo faccio perché mi piace fare l’autore, lavorare sulle cose. Nel momento in cui la cultura visiva diventa così importante, ognuno di noi fa overdose di immagini, chi invece fonda il suo lavoro sulla parola apparentemente è anacronistico, poi però ti rendi conto che la parola ha un suo significato, in questo caso io parlo per me, è musicale, quindi non è tanto il senso narrativo cronachistico della cosa, quanto il suo farsi musica attraverso l’uso del microfono, del teatro come spazio, della solitudine intorno, senza altri attori con cui dialogare, però cercando  di costruire questo dialogo con il pubblico, quindi non è un monologo ma è una cosa che si fa  con chi hai davanti.”

mercoledì 2 febbraio 2011

“Itis Galileo”: con Marco Paolini alle radici della scienza e della modernità.

Tutto esaurito e lista d’attesa al Teatro Asioli a Correggio per lo spettacolo “Itis Galileo” di Francesco Nicolini e Marco Paolini.  Narra e racconta con eleganza Marco Paolini della vita di Galilei e di un mondo in cui, nonostante lo stretto legame fra scienza, magia e superstizione, iniziano a farsi strada i primi segnali di modernità con la separazione del pensiero dalla religione. E’ un Galileo molto umano, con pregi e difetti, che si muove sul terreno minato del rapporto fra scienza e religione, che teme la morte e non si immola per le sue idee come Giordano Bruno, abiura ma rimane il creatore di un metodo che vede nell’errore un sistema per andare avanti nella ricerca, nel pensiero e nel metodo sperimentale il modo per procedere verso la verità. Galeileo combatte contro l’idea di una verità precostruita, scritta sui libri e protetta dall’inquisizione, ma è anche il simbolo di chi cerca, senza stancarsi, chi  mette sempre in discussione il suo lavoro, correggendo, confrontando, accettando ipotesi temporanee, errori utili che possono portare più vicino alla verità, arrivando a scoperte e intuizioni fino a tarda età. Come sua abitudine Paolini parla di temi importanti con ironia e leggerezza come nella splendido monologo tratto dal “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” sulla dimostrazione di come sia possibile che la Terra si muova senza rendersene conto, raccontato in “lingua madre”, una sorta di veneto semplificato  in cui forte è il richiamo alla commedia dell’arte e a Dario Fo.
Lo spettacolo è  l’occasione per tratteggiare il disegno di un’epoca in cui il pensiero era un’urgenza:  i testi greci e latini rappresentavano la verità ufficiale, ma per risolvere i problemi concreti e reali occorrevano regole e leggi  spesso legate ad un sapere ufficioso, sperimentale e non pubblicato per evitare problemi  di censura e inquisizione. Sul palco viene analizzato il fitto scambio di teorie, idee ma anche le forti invidie di una “elite culturale” di astronomi, pensatori, filosofi, da Tommaso Campanella a Keplero. Con intelligenza vengono messi in parallelo scienza e teatro, la vita  di Galilei con quella di Shakespeare, nati entrambi nel 1564. A sottolineare che in quegli anni cambia la società, si ripensa l’uomo: in Italia nasce la commedia dell’arte, il teatro come mestiere, nascono nuove professioni. Un’epoca in cui cambia il punto di vista sulle cose e questo cambiamento interessa tutte le attività. Marco Paolini  procede fluido nella sua narrazione, fra aneddoti divertenti e riflessioni che attraversano il tempo restando attualissimi, come i dubbi verso una scienza che non porta più certezze o l’interesse per gli oroscopi.
Lo spettacolo è pensato un po’ come una lezione, in cui lo spettatore deve fare attenzione, pensare, provare a capire: per recuperare il teatro come dimensione attiva e scrollarsi di dosso il ruolo passivo, in una sorta di dialogo, simile a quello usato da Galileo nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”.

(spettacolo visto il 29/01)

giovedì 27 gennaio 2011

Marco Paolini Itis Galileo a Correggio

SABATO 29 – DOMENICA 30 GENNAIO
ore 21
ITIS Galileo
di Francesco Niccolini e Marco Paolini
con Marco Paolini
produzione Michela Signori, Jolefilm

“Viviamo in un tempo in cui la magia è tornata a governare il futuro. Sarà perché le leggi dell’economia non sono leggi matematiche e contengono una componente di caso molto rilevante, sta di fatto che il nostro mondo cerca consolazione negli astri. E mi stupisce che, 400 anni dopo la consacrazione dell’universo post-rivoluzione copernicana, tutti i giorni molti tra noi consultino le previsioni dell’oroscopo che utilizzano le stelle fisse di Tolomeo. Alla fine non importa se il cielo non è così, perché quello che conta è che ci piace. Galileo è usato spesso come simbolo della scienza libera contro la fede integralista, ma in realtà è uno che per campare fa anche oroscopi. Eppure ha la forza di guardare oltre. Per noi è facile irridere le teorie del passato, quando finiscono le teorie fanno sempre ridere. Il problema è che mentre ci sei dentro continui a pensare che non sia teoria, ma spiegazione della realtà”. Marco Paolini

Info e prenotazioni c/o biglietteria Teatro Asioli:
dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 19 / sabato dalle 10,30 alle 12,30
tel. 0522 637813 – info@teatroasioli.it
Ingresso: euro 22 – 19 – 17   (+ euro 1 di prevendita)
foto Alfredo Berni

lunedì 24 gennaio 2011

Mercoledi sera Marco Paolini sul LA7


Come anticipato in occasione dell'anteprima suzzarese, lo spettacolo di Marco Paolini AUSMERZEN Vite indegne di essere vissute, sarà in onda in diretta su LA7 in prima serata Mercoledì 26 Gennaio in occasione della Giornata della Memoria dall'Ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano. Il testo parla dello sterminio dei disabili e dei malati di mente nella Germania nazista. Interrogativi profondi che rimangono di grande attualità, sulla responsabilità collettiva e individuale, il valore della diversità ed il senso dell'accoglienza, come tanta scienza possa creare tanta incoscienza.

Qui la video.presentazione
 http://www.youtube.com/watch?v=zNgyzeGmb_M

Per informazioni: http://www.marcopaolini.info/ e www.la7.it/paolini

venerdì 24 dicembre 2010

T4 vite indegne di essere vissute: il nuovo spettacolo di Marco Paolini

Martedì 20 Dicembre un regalo di Natale anticipato per Suzzara, lo spettacolo “T4 vite indegne di essere vissute” di Marco Paolini. Uno spettacolo nuovo, uno “studio per un racconto”, come lui lo definisce, in cui si parla della nascita e del boom dell’eugenetica, scienza che si propone di migliorare la razza umana, fra la Belle Epoque e la Germania del Terzo Reich. E’ la storia di idee che velocemente si rafforzano, perché la Germania non solo aveva perso la guerra, ma erano morti gli eroi, lasciando in vita i deboli che, senza più selezione naturale, rischiavano di segnare irrimediabilmente il futuro e le sorti della razza tedesca: da qui l’ossessione di “pulire il sangue”. La Germania non fu però l’unica, la sterilizzazione forzata dei portatori di caratteri indesiderati si diffuse un po’ ovunque, primi fra tutti gli Stati Uniti. Idee che acquistarono forza quando, con la crisi del ’29, i costi della sanità diventarono una zavorra pesante per il Paese. Parve lecito, razionale, a volte addirittura umano liberarsi di storpi, malformati, scemi, matti, insomma tutti i “diversi “ e gli “inutili” per la società. La Germania creò una struttura perfetta per gestire la questione, che di fatto coinvolse medici di famiglia, ostetriche, medici di manicomi civili e religiosi. Si carpì la fiducia dei familiari, legati ad un’idea di medicina che cura, per liberarsi dei diversi silenziosamente e lontano dagli occhi. Qui un altro orrore: su questo “materiale” si fecero esperimenti  che  da un lato portarono ad approfondire le tecniche per lo sterminio di massa che furono poi allargate ad altre categorie, dall’altro alla sperimentazione di tecniche e vaccini che portarono la medicina tedesca a livelli di eccellenza nel mondo. Il progetto venne ufficialmente chiuso nel ’41, quando diventò impossibile continuare a nascondere quello che accadeva all’opinione pubblica contraria, ma di fatto rimase operante con morti documentate anche dopo la fine della guerra. Oltre 300.000 persone furono uccise in questo modo. Medici, infermieri, autisti, fuochisti tutti furono processati. Le condanne furono lievi, come se si trattasse di vite di minor valore, ma anche a  testimoniare quanto l’eugenetica fosse largamente condivisa.
E’ una storia spesso considerata “minore” e gestita con imbarazzo, poco conosciuta. Ne è stata tratta una drammaturgia che scuote e solleva interrogativi civili, etici e morali. Centrale è la riflessione sull’importanza  dello spirito critico, tema su cui Paolini torna spesso. Non è più possibile distinguere fra buoni e cattivi, anche la migliore medicina ha creato mostri: tanta scienza e troppo poca coscienza. Occorre ogni volta mettere tutto in discussione e vedere di cosa fidarsi. Soprattutto quando le idee hanno le gambe lunghe e la maggioranza le condivide, diventano giuste con grande facilità, per cui occorre interrogarsi. Marco Paolini fa da traghettatore fra le pieghe della storia, raccoglie documenti e riflessioni, racconta per due ore senza fermarsi, porta il peso delle cose e delle parole.
Un’ottima partenza per il micro programma teatrale “Tre storie” promosso dal sindaco Weiner Melli in controtendenza ai tagli alla cultura e con la collaborazione di Arci. L’”Auditorium Parco delle Querce” era pienissimo per il ritorno del teatro a Suzzara. Presente anche  LA7, che sta già pensando di proporre il nuovo spettacolo in televisione.

foto Tommaso Savoia


giovedì 9 dicembre 2010

Marco Paolini a Suzzara

Marco Paolini in "T4 - Vite indegne di essere vissute. Studio per un racconto"

Luogo: Parco la Quercia di Suzzara
Martedì 21 dicembre, Ore 21.00
Ingresso: 18 €; ridotto studenti 15 € (fino ad esaurimento)
Tra il '39 e il '41 nella Germania Nazista, prima di altri, vennero uccise decine di migliaia di tedeschi: erano bambini e persone adulte disabili o malati di mente, vite considerate "indegne di essere vissute".

testo da programma Arci
Info e prevendite 349/5921605

martedì 16 novembre 2010

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Immagini dalla festa per la 4 edizione del Premio Trabucchi d'Illasi alla Passione Civile
Fotografo Alfredo Berni