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domenica 29 aprile 2012

Altrarte 5 anni di danza



L’Associazione di Promozione Sociale AltrAltre
presenta
Sabato 25 maggio ore 21.00
Teatro della Rocca Novellara
LOVE!
Uno spettacolo di Danza e Musica 
 love

AltrArteDanza festeggia quest'anno i 5 anni di attività per bambini, ragazzi e adulti con abilità differenti.

Sono stati anni intensi ed impagnativi dove i conduttori, i corsisti e tutte le persone che ci hanno accompaganto in questo bellissimo viaggio hanno danzato e creato con noi, rendendo AltrArte una grande, numerosa e bellissima famiglia.

Per festeggiare questo importante traguardo, abbiamo deciso di portare in scena il saggio-spettacolo dei nostri corsi di danza creativa di Correggio e Novellara con una selezione dei nostri pezzi più significativi e nuove ed inedite coreografie. Sul palco si alterneranno tutti i nostri corsisiti, accompaganti dagli insegnanti, dai volontari e dall'immancabile presenza di Fabio Big Boss Man alla chitarra.

E' vivamente consigliata la prenotazione.
Ingresso 10 euro

lunedì 23 aprile 2012

Teatro nelle Case

A TEATRO NELLE CASE Primavera
24 marzo - 1 maggio 2012
UN TEATRO IN MEZZO AI CAMPI
Un teatro in mezzo ai campi.
Quel teatro in mezzo ai campi siamo noi.
Una compagnia teatrale che ha sede nel cuore di un’azienda agricola selvatica.
Quel teatro sono le nostre mani e i nostri sogni, sono i mattoni che abbiamo messo su, uno dopo l’altro, nell’ormai lontana estate del ’99. E soprattutto siete voi che ci venite a vedere, che chiudete il cerchio con la vostra presenza.
Quel teatro non l’abbiamo fatto noi, l’abbiamo solo seminato. Abbiamo seminato, su questa terra delle Ariette, i nostri corpi tutti interi, come si semina il grano. Poi il Teatro è cresciuto, come cresce il grano, come cresce un albero, da solo, nutrito dalla neve, dal sole, dalla pioggia, dalla terra, dagli uccelli, dagli uomini.
Quel grano non è nostro, è della natura, come questo teatro non è nostro, è della comunità che lo abita e lo nutre. Questo teatro è una tavola che ognuno di noi imbandisce e divora ogni giorno.
E non sapremo mai rispondere alla domanda: perché esiste un teatro in mezzo ai campi?
p.s.
Questo teatro in mezzo ai campi rimane a tutti gli effetti un edificio rurale, un pezzo della nostra casa delle Ariette, questa è la sua intima identità e per questo torniamo a parlare di Teatro nelle Case, perché è quello che abbiamo sempre fatto e che continueremo a fare, con una nuova consapevolezza.
Le Ariette 24/02/2012

Arrivare alle Ariette è una sorpresa, sembra di uscire dal mondo, mentre si entra in un mondo più vero, genuino, che si sente con la pancia. Si è accolti come amici alle Ariette e misteriosamente ci si sente un tutt'uno.


Mercoledì 25 aprile ore 11 e ore 15
COMPAGNIA CLERI/ILARI/CENCI/MATTEOLI
“E’ festa!” lettura scenica liberamente tratta da “C’era un ragazzo … un partigiano. 1943-1945”
di Renato Lori con Giancarlo Ilari, Stefano Cenci, Laura Cleri, Marzio Matteoli
€ 10,00
Ore 13 Pranzo Popolare
(ingresso con pranzo popolare € 20,00)


Martedì 1 maggio ore 15
GIANMARIA TESTA/TEATRO DELLE ARIETTE
“Storie, poesie e canzoni” un recital per il 1° maggio
€ 10,00
Ore 13 Pranzo Popolare
(ingresso con pranzo popolare € 20,00)
Tutti gli spettacoli sono al Teatro delle Ariette
Deposito Attrezzi
via Rio Marzatore 2781 Castello di Serravalle BO
prenotazione telefonica obbligatoria 051 6704373


domenica 26 febbraio 2012

Laura Marinoni e Vinicio Marchioni: Intervista su "Un tram che si chiama desiderio"

Incontriamo Laura Marinoni e Vincio  Marchioni al Teatro Asioli di  Correggio. Lei è una delle più importanti attrici italiane, lui è attore fra tv (Romanzo Criminale), cinema e teatro. Portano in scena, “Un tram che si chiama desiderio”di Tennese Williams per la regia di Antonio Latella, spettacolo che ha appena debuttato a Modena (nuova produzione ERT). Tanto è l’entusiasmo e la voglia di parlarne, ma anche di sapere le reazione del pubblico ed ecco che l’intervista si trasforma in conversazione. C’è la mia emozione di avere davanti finalmente una protagonista femminile da intervistare con un ruolo estremamente impegnativo e complesso.


Parte 1: il lavoro sul personaggio e il confronto con il mito cinematografico

Marinoni“Lavorare con Antonio Latella significa ribaltare, mettersi in gioco e non avere nessun tipo di certezza rispetto al personaggio e al testo che si affronta. Però questo non significa che voglia fare delle cose strane, ma che ha uno sguardo sempre un po’ spostato rispetto alla tradizione. Questo è un testo meraviglioso il cui unico difetto è che è sicuramente un po’ datato, quindi la prima grande svolta di questa regia rispetto alle altre rappresentazioni che si sono fatte negli anni  è che non concede nulla al realismo. Affronta il testo e i personaggi in modo non convenzionale. Noi abbiamo lavorato moltissimo sulla psicologia. In una messa in scena così occorre essere molto più precisi e più forti per quanto riguarda la storia. Per un’attrice questo ruolo è uno dei sogni della vita: non è retorica in Blanche c’è tutto il ventaglio possibile delle sfumature che ha un attore o un attrice in se, non c’è un colore solo, si chiama Bianca e il bianco è l’insieme di tutti i colori. o che mi ha chiesto Antonio è stato di mettermi completamente al servizio di un flusso di ricordi, emozioni, pensieri che svelassero una donna senza protezioni.  Parlava Bianca del foglio bianco. Il grado zero del personaggio. Lei arriva così nevrotica con una storia incredibile alle spalle cerchiamo di capire chi era lei prima di tutto. Quindi il lavoro è stato di smontaggio e tirare fuori con coraggio tutto quello che dentro di noi c’è e renderlo trasparente in questa regia è tutto visto dalla sua mente che ricorda per cui gli altri personaggi sono proiezioni della sua mente per cui sono a volte esagerati e hanno dei colori che appartengono alla sua visione. Il grande lavoro qui è stato di partire da questa specie di seduta d’analisi, forse l’ultima seduta di analisi che fa il dottore, quando tutto questo è già passato è un rivivere sul filo del rasoio, il pubblico a  poco a poco entra in questo gioco ma in realtà ci sono sempre almeno due piani, il piano del dottore con Blanche che è realistico e tutto il ricordo della storia che interagisce continuamente in questo gioco. L’altro punto interessante è chi ce l’ha detto che la pazza è lei?  Nella storia loro la fanno rinchiudere perché non possono sopportare che questa sconvolga i loro equilibri e faccia venire fuori i loro disequilibri. Fra l’altro nelle sue menzogne fra uscire squarci di verità totale, di sincerità totale in realtà è proprio la menzogna come approdo come difesa per poter sopravvivere e quindi questo è estremamente bello da toccare per un attore è una grande metafora su quello che significa recitare. Recitare non significa aggiungersi ma orpelli, recitare è toglierseli. Abbiamo cercato di andare in questa direzione chiamando il pubblico come il settimo attore a partecipare di questo. Noi recitiamo e al pubblico, ad ogni persona del pubblico come se fosse un personaggio, il pubblico non assiste a qualcosa che succede da un’altra parte è come se non ci fosse più la quarta parete, quindi è chiaro che questa è una Blanche di Tennesse Williams fino al midollo ma allo stesso tempo reinventata da un’idea di regia molto forte che mi ha permesso con anche difficoltà senza appoggi e senza rete di trovare delle cose veramente intime da raccontare.

Marchioni “ I sistemi di ribaltamento in questo spettacolo sono moltissimi. Per quanto riguarda me il tipo di lavoro che abbiamo cercato di fare con Antonio, riallacciandomi a ciò che diceva Laura, chissà se è vero che quella più matta di tutti sia lei, perché lei arriva in questo appartamento e dal momento in cui arriva sconvolge come se facesse da specchio a tutti quanti. Stanley è un violento, picchia la donna incinta, ha degli istinti veramente animali, primari. Però la domanda che abbiamo cercato di farci noi è perché reagisce così? Quali sono le mancanze di quest’uomo ? la cosa principale per noi è un problema di identità. Chi è questo ? che cosa vorrebbe essere questo? Tutti quanti lo etichettano come un polacco, è uno straniero e questo discorso coinvolge tutti gli altri personaggi perché credo che l’idea che l’idea di scrittura originaria di Tennesse di inserire i personaggi in un quartiere  in cui non c’è una traccia dia americanità ma sembra che arrivino tutti quanti da dei posti, un suk quartiere di immigrati invece forse lui aspira ad essere americano, lo dice anche in una battuta “io sono nato e cresciuto nel più grande paese della terra” però tutti quanti gli continuano a dire tu sei polacco, non sei quello che credi di essere e quindi abbiamo cercato di individuare gli istinti che lo portano ad essere così violento. Non c’è nessun paragone perché c’è un misunderstanding secondo me perché la maggior parte delle persone ha come paragone il film che è un miracolo e rimarrà nella storia del cinema qualunque cosa potrà mai succedere. Noi ci siamo soffermati tantissimo sulla scrittura di tenesse Williams e sulla sua origine. Su quanto la vita privata abbia influenzato questo testo e questo nonostante il ribaltamento dei piani, l’assenza completa di realismo nella messa in scena secondo me Antonio ha fatto un grandissimo onore a questo autore”

lunedì 20 febbraio 2012

A Correggio domani un tram che si chiama desiderio

TEATRO ASIOLI  Correggio

stagione 2011/2012


martedì 21 – mercoledì 22 febbraio 2012
ore 21

Emilia Romagna Teatro Fondazione / Teatro Stabile di Catania
UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO
di TENNESSEE WILLIAMS
traduzione Masolino D’Amico
regia ANTONIO LATELLA
 
con Laura Marinoni, Vinicio Marchioni
Elisabetta Valgoi, Giuseppe Lanino, Annibale Pavone, Rosario Tedesco

scene Annelisa Zaccheria
costumi Fabio Sonnino
luci Robert John Resteghini
suono Franco Visioli
Al Teatro Asioli di Correggio prosegue martedì 21 e mercoledì 22 febbraio (ore 21) la stagione di prosa con Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams (nella traduzione di Masolino D’Amico), uno spettacolo prodotto da Ert e Stabile di Catania con la regia di Antonio Latella; interpreti principali sono Laura Marinoni (Blanche) e Vinicio Marchioni (Stanley).
Il testo, scritto nel 1947, racconta la via crucis di una donna profondamente segnata da un trauma che l’ha fatta scivolare nel baratro dell’alcolismo e della ninfomania. Ultima erede di una famiglia caduta in rovina, Blanche è costretta ad abbandonare la città in cui è cresciuta nella ricchezza e negli agi per sfuggire alla vergogna e ai debiti. È così che arriva a New Orleans, dove la sorella Stella vive con il marito Stanley, un giovane immigrato polacco dai modi burberi e violenti. Nella casa fatiscente di via dei Campi Elisi la coppia conduce un’esistenza felice anche se estremamente povera, molto lontana dalle sofisticatezze snob e aristocratiche di Blanche. La sua presenza infatti scatena fin da subito tensioni e conflitti che spezzano il suo già fragile equilibrio. Naufragata la speranza di sposare Mitch, un amico di Stanley, subisce la violenza del cognato e ripiega nella pazzia come atto estremo di salvezza.
Un tram che si chiama desiderio non è soltanto un viaggio introspettivo nella mente di una donna ferita ma anche la fotografia di un conflitto tra due mondi inconciliabili: l’uno, aristocratico e decadente
che si ostina a vivere nell’illusione di un passato glorioso (Blanche); l’altro, proletario e rampante che cavalca con fierezza il sogno americano (Stanley). Williams ambienta questo scontro all’interno di una società in pieno mutamento all’indomani della seconda guerra mondiale, descrivendone vizi e illusioni in graduale disfacimento. Ma soprattutto racconta l’America puritana, il Sud integralista in cui è cresciuto e che è stato teatro di uno degli eventi più tristi della sua vita: la tragica vicenda di Rose, sorella a cui era molto legato, che la madre, una fervente puritana, sottopose ad un intervento di lobotomia.
Laura Marinoni, qui impegnata in una performance indimenticabile, è una fra le più importanti attrici italiane. Vinicio Marchioni, dopo il successo della serie Romanzo Criminale e dei suoi ruoli cinematografici (20 sigarette, Sulla strada di casa, Scialla!...), torna al teatro dove aveva già lavorato con Ronconi, Latini e altri.
La potente messinscena di Antonio Latella (regista ormai tra i più apprezzati in Europa), tra mobili scheletrici, luci forti e ombre profonde, musiche dolci e rock selvaggio, traduce in immagini fortemente emotive i contrasti che, tra i personaggi e nella mente della protagonista, porteranno Blanche alla pazzia: animalità e cultura, amore e morte, desiderio e coscienza, libertà e perbenismo.

martedì 14 febbraio 2012

Intervista Vincenzo Pirrotta e Luigi Lo Cascio - parte 3

Parte 3 dell'intervista: ovvero dell'amicizia e del teatro






Siete molto affiatati. Come vi siete conosciuti?

Qui rispondono insieme, gli sguardi complici si sorridono. “ Se tu ci avessi conosciuto quando ci siamo conosciuti noi, saresti venuta a trovarci nel sottofondo del teatro, nei camerini più sperduti. Avevamo il camerino insieme quando abbiamo cominciato: avevamo appena finito la scuola ed eravamo entrati in compagnia nello Stabile di Palermo. Tournèe lunghe: erano ancora gli anni in cui si girava tanto ed eravamo proprio compagni di scena. C’era un gioco che facevamo in camerino mentre aspettavamo di entrare in scena e a volte a volte il tempo di attesa era parecchio. Io lo considero una grande palestra ma anche un grande gioco d’amicizia: ogni sera uno dei due arrivava con l’incipit di qualche pagina, di qualche capitolo o frasi e la recitava e l’altro doveva scoprire l’opera o l’autore e, con le poesie magari un po’ più famose, uno diceva i primi versi e l’altro poi continuava. E’ un ricordo, si riallaccia alla grande tradizione delle tenzoni e dei contasti non solo della scuola siciliana e di Cielo d’Alcamo, ma anche di una lunga serie di poeti popolari che portarono avanti la tradizione fino ai tempi moderni.
Ad esermpio  durante la Seconda guerra mondiale a Palermo c’era un poeta del popolo che andava nel periodo del ventennio fascista faceva delle poesie contro il duce, Giuseppe Schiera, quando arrivava il duce o qualche gerarca importante a palermo lo mettevano in galera per 4/5 giorni e poi lo ri-liberavano"
Parte il gioco antico e cominciano a raccontare in dialetto palermitano ridendo le farsi di Schiera: 
« Arriva 'U Duci nni cunnuci / contru u palu ra luci»
« Na corazzata / ra nostra armata / scuntrò cu na pignata /E ristò tutta annaccata/ Cu?/A corazzata! »
Uno spettacolo nello spettacolo. 

domenica 12 febbraio 2012

Intervista Vincenzo Pirrotta e Luigi Lo Cascio - parte 2

Prarte due dell'intervista : ovvero della lingua e della Sicilianità
 DICERIA DELL'UNTORE
Emerge una sicilianità forte : voi come vi ci rapportate?

Lo Cascio“In maniera molto semplice: sono cose che io considero già esistenti implicitamente in me. Io riconosco di sentirmi abbastanza a casa quando si sviluppano i ragionamenti così barocchi, c’è qualcosa che riconosco. E’ il piacere della lingua. Il piacere di sentire uscire queste parole, di sentirle risuonare mi dà il senso di una vicinanza e di una familiarità”

Pirrotta “Arrivare alla seduzione è una grande forza. In questo spettacolo ho la fortuna di poter essere molto spettatore.  Non sto quasi mai in camerino mi piace stare in quinta e ascoltare Luigi che dice, un piacere dire, ma anche  ascoltare è un grande privilegio.
C’è una contrapposizione degli opposti molto forte nello spettacolo che poggia  su una filosofia della vita siciliana, che attinge alla tragedia, a certe intuizioni di Pirandello. I personaggi non possono che parlare in questa maniera così vistosa quasi sfiorando l‘enfasi proprio perché sono vicinissimi alla morte ed è proprio la vicinanza del graffio della morte che determina la perfezione della ricerca delle parole. In particolari circostanze se non si tace è bene dire le cose in una maniera che è  vicina al canto piuttosto che alla lingua della comunicazione." 
"Il romanzo si svolge nel palermitano, una terra carica di evocazioni, e ci sono delle cose che io ho  riscritto perché nel romanzo non compaiono: nel percorso che il protagonista fa insieme a Marta dalla città verso la campagna e poi verso il mare incontra una Sicilia piena di terra,  che continuamente, quasi come un sortilegio, porta verso un mondo metafisico. Bufalino ha evocato degli incontri, io li ho messi nella scena, con una lingua che non si distaccasse dalla sua, ma che avesse dentro questo colore della terra, della carne, del sangue, della rabbia che nel popolo palermitano c’è sempre."

lunedì 6 febbraio 2012

Diceria dell'untore a Correggio


Al Teatro Asioli va in scena “Diceria dell’untore”; è una sfida portare sul palco il testo di Gesualdo Bufalino  dalla  lingua barocca e a tratti arcaica, intriso di ricerca e dubbi metafisici. Si entra in sala a scena aperta, in una sorta di girone dantesco, un po’ relitto di teatro greco: è il sanatorio, i malati un po’ folli, un po’ morti viventi, ripetono le stesse mosse, lente e uguali, persone come spettri.
Il protagonista è un giovane reduce della guerra e malato di tbc. Arriva alla Rocca, un sanatorio vicino a Palermo, è un secondo apprendistato di morte. Qui entra nelle simpatie del primario, il “Gran Magro”, ambiguo, cinico ed alcolista. Fra le conoscenze di malati senza speranze, nasce  l’amore per Marta, una ballerina,  bella, molto malata ex amante di un tedesco: è un amore senza futuro. L’io narrante è un bravissimo Luigi Lo Cascio, che sostiene lo spettacolo, infaticabile e toccante, in una sorta di dialogo continuo con la morte. Abile e a suo agio con il linguaggio complesso di Bufalino. Fra tutti lui solo guarisce, quasi con un senso di colpa, come una diserzione dal “noviziato della morte”, un tradimento involontario che richiede la testimonianza della “diceria”.
Al destino di morte a cui pian piano abitua la vita del sanatorio, fa da contrasto la vita del mondo fuori dalla Rocca: un contrasto che pervade tutto lo spettacolo. Qui il regista Vincenzo Pirrotta attinge dal dna siciliano: danze, canti, tarantelle, il circense con trampoliere e mangiafuoco, i musici, i pupi, ma anche gli umili, le scene popolari, le donne di vita.
Dentro la Rocca c’è  un mondo disperato,  ciascuno si aggrappa a credenze che rivelano tutta la loro fragilità al confronto con il destino di morte che attende: il ricorso alla medicina, alla fede, la fuga nel passato si rivelano ugualmente illusori. Non salva nemmeno l’amore: il protagonista guarisce  ma solo per portare la memoria dei morti.
La pena di vivere, il gioco filosofico di pensieri a chi non è rimasto molto altro da fare viene però alleggerito dalle splendide canzoni , dal circense, dalle musiche dal vivo,  epifanie e apparizioni di una  Sicilia mistica, a tratti arcaica  ma vitale e magica  sembra l’unica cosa a poter contrastare il senso di morte che aleggia, sfuggito e cercato, odiato e corteggiato. All’uscita dello spettacolo resta una poesia impalpabile.
Bella la scelta della musica e della canzone dal vivo, quasi apparizioni.
Una nota emiliana: il testo è in parte autobiografico: dopo esser sfuggito ai tedeschi e aver riparato in Emilia, nel 1944 Bufalino si ammala di tisi e viene ricoverato nel sanatorio di Scandiano, il cui primario Biancheri, raffinato umanista, nello scantinato dell’ospedale custodisce una vera e propria biblioteca. Durante la primavera del 1946 Bufalino ottiene il trasferimento in un sanatorio della Conca d’Oro, a Palermo. Vi rimarrà fino all’anno seguente e in quei mesi vive le esperienze e le emozioni che si ritroveranno nel romanzo.

Il viaggiatore incantato. Un ritratto di Marco Baliani



10 febbraio ore 21 Teatro al parco Parma





CRT ARTIFICIO
Terra promessa
Briganti e migranti
uno spettacolo di Marco Baliani, Felice Cappa, Maria Maglietta
con Marco Baliani
un progetto di Change Performing Arts

Marco Baliani racconta la pagina più dolorosa e rimossa dell’Unità d’Italia, la ribellione di uomini e donne del sud al progetto unitario destinata a passare alla storia col nome di brigantaggio. Attraverso la storia del bandito Carmine Crocco emerge la metafora di un’incomprensione tra classe dirigente e civiltà contadina e di una mancata pacificazione della Nazione, che si tradusse in un eccidio e in un’emigrazione di massa che coinvolse milioni di uomini.

a seguire degustazione offerta da Cantine e Vigneti Dall’Asta

10 Febbraio - 21:00 h.
TEATRO AL PARCO
TERRA PROMESSA
Il ritratto di Marco Baliani apre con il suo nuovo spettacolo, il racconto di una pagina sofferta e rimossa dell`Unita d`Italia . Dopo lo spettacolo degusstazione di vini offerta da Cantine e Vigneti Dall`Asta

Marco Baliani a Parma

Dal 10 febbraio al 1 marzo“Il viaggiatore incantato” personale di Marco Baliani attraverso spettacoli, presentazioni libri, conferenze, mostre fotografiche e percorsi video

Parma, Teatro delle Briciole






10 febbraio
TERRA PROMESSA! BRIGANTI, EMIGRANTI

Parma, Teatro delle Briciole

17 febbraio ore 18 Incontro con Marco Baliani. Con Roberta Gandolfi e Silvia Bottiroli in collaborazione con l'Università di Parma
ore 21 Ho cavalcato in groppa ad una sedia
Parma, Teatro delle Briciole

18 febbraioore 16 presentazione libro “Mary sconta e la gallinella evasa”, edizioni Arboreto con illustrazioni di Stefano Ricci
ore 21 Frollo
Parma, Teatro delle Briciole

23 febbraioore 11 Kohlhaas
Parma, Teatro delle Briciole

24 febbraioore 21 Kohlhaas
Parma, Teatro delle Briciole

1 marzoLezione spettacolo smontaggio drammaturgico di Kohlhaas
Parma, Teatro delle Briciole

lunedì 30 gennaio 2012

Viaggio al termine della notte a Correggio

VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE

da
Louis-Ferdinand Céline
di e con
Elio Germano, Theo Teardo
musiche
Theo Teardo
violoncello
Martina Bertoni

al Teatro Asioli di Correggio il 5 Febbraio




La disperazione grottesca del capolavoro di scrittura di Céline trova nuove possibilità espressive nella combinazione di voce, archi, chitarra ed elettronica, restituendone una partitura inedita. Una fusione di sonorità cameristiche che guardano ad un futuro tecnologico nel quale le immagini evocate dai frammenti di testo interpretati da Germano (in parte in italiano e in parte in francese) si
inseriscono nelle atmosfere cinematiche di Teardo in un succedersi di eventi sonori e verbali dove la voce esce dalla sua dimensione tradizionale fino a divenire suono.




teatro Valle Occupato - Elio Germano & Teho Teardo 2 ( viaggio al termin...

Viaggio al termine della notte - Teatro Arena del Sole

domenica 29 gennaio 2012

Tiziano Ghidorsi: mostra a Correggio


(foto di Tiziano Ghidorsi)


L’inaugurazione della mostra “Altra Scena” del fotografo Tiziano Ghidorsi sabato 28 Gennaio al Teatro Asioli di Correggio è stata una vera e propria festa, con tanto pubblico ed autorità presenti.
Le fotografie sfilano lungo le pareti del ridotto, quasi un controcanto agli affreschi delle sale. Sul lungo tavolo in legno, al centro della sala, altre immagini da toccare, scorrere, che passano di mano in mano fra sguardi attenti, curiosi e tanto parlare di passioni: fotografia, teatro, musica, danza.
Sono fotografie che evocano un mondo. Ogni immagine, magica ed evanescente, richiama storie e narrazioni, comunica ed emoziona: in silenzio spiega molto di ciò che è il teatro.
La mostra è un vero e proprio regalo agli assidui frequentatori del Teatro Asioli in occasione dei dieci anni di ripresa delle attività dopo l’interruzione causata dal terremoto del 1996 e dai successivi lavori di restauro. Raccoglie immagini delle tre ultime stagioni del teatro: è bello ripercorrerle, spettacolo dopo spettacolo. Ogni fotografia è un punto di partenza di un viaggio della memoria. Piccole magie che riescono bene alle immagini romantiche e ricche di suggestioni di Tiziano Ghidorsi. Un percorso poetico e intimo: luci e ombre, un’attenzione forte alle forme, alla plasticità dei corpi, ma anche tanta poesia, all’essere umano dietro alla maschera, dietro all’attore.
Fotografie che assumono senso,  valore artistico e bellezza autonomi e diventano esse stesse arte.
 

Chiediamo a Ghidorsi di spiegarci la magia di questo lavoro fatto in punta di piedi, sempre nascosto e invisibile negli angoli più sconosciuti dell’Asioli:

Cosa la appassiona maggiormente della fotografia di scena?
”Ritengo che l’essenza della fotografia di Teatro sia riuscire a cogliere attimi, sfumature, atteggiamenti che il pubblico non riesce sempre a percepire durante lo spettacolo perché affascinato dall'evento, dalle musiche, dall'intensità dei dialoghi, dalla drammaticità della scena. Credo e vorrei far percepire che dall'Arte dello spettacolo si può ricavare altra Arte, fissandola in uno scatto fotografico. Poi sta a me riuscire a trasmettere l'intensità dello spettacolo con le mie fotografie, mostrare agli altri le sensazioni che mi ha provocato. Trovate nella mostra molte fotografie in bianco e nero: questa tecnica credo possa rafforzare la drammaticità della scena.
La fotografia di reportage è molto simile alla fotografia di spettacolo, tutte e due necessitano di colpo d'occhio e di velocità nell'esecuzione perché una frazione di secondo prima o dopo sarebbe o troppo presto o troppo tardi. Del resto ritengo che la strada sia una scena continua però di vita.”

Quali sono  invece le difficoltà ?
”La fotografia di spettacolo presenta molte difficoltà dal punto di vista tecnico: la prima, la più evidente, è la mancanza di luce, la seconda è non potersi muovere liberamente, la terza cogliere l'attimo esatto e quindi occorre una buona dose di intuito supportata da una buona preparazione sullo spettacolo che stai fotografando.”

La mostra rimarrà aperta fino al 31 Marzo e  si può visitare sabato e  domenica pomeriggio - dalle 16 alle 19 - e nei giorni di spettacolo.

Riflessioni

E sono davvero curiosa di vedere come il racconto teatrale riuscirà a trasmettere la scrittura barocca, ricercata e arcaicizzante di Bufalino. Come la sicilianità di Pirrotta abbia fatto da tred union fra pagina stampata e palco scenico. Son curiosa di chiedere come è avvenuto l'incontro, l'idea , il progetto fra Pirrotta ('71) e Lo Cascio ('67) .
Bello il trailer come al cinema.

Diceria dell'untore. Il trailer

Luigi Lo Cascio nella "Diceria dell'untore" (Riprese By Filli)

Diceria dell'untore

Diceria dell'untore

A Correggio "Diceria dell'untore"

Un Vincenzo Perrotta fresco di Premio Ubu sul palco del Teatro Asioli a Correggio e tanta curiosità di vederlo in azione.

DICERIA DELL'UNTORE
regia Vincenzo Perrotta con Luigi Lo Cascio
ven 3 - sab 4 febbraio 2012
VENERDI’ 3 - SABATO 4 FEBBRAIO 2012
ore 21

DICERIA DELL’UNTORE
dal romanzo di Gesualdo Bufalino
adattamento teatrale e regia Vincenzo Pirrotta
con Luigi Lo Cascio e Vincenzo Pirrotta 
e con Vitalba Andrea, Giovanni Argante, Lucia Cammalleri, Andrea Gambadoro, Nancy Lombardo, Luca Mauceri, Plinio Milazzo, Marcello Montalto,
Salvatore Ragusa, Alessandro Romano
musicistiMario Gatto, Salvatore Lupo, Michele Marsella, Giovanni Parrinello
Teatro Stabile di Catania
La Sicilia, o meglio le “cento Sicilie”, di Gesualdo Bufalino, il suo narrare onirico, diventano teatro puntando su due prestigiose personalità artistiche: Vincenzo Pirrotta, che firma adattamento teatrale e regia e ritagliando per sé il ruolo del “Gran Magro”, e il protagonista Luigi Lo Cascio (Colui che dice Io, l’io narrante). La creazione lirica e barocca di Bufalino rivive in questa originale rilettura che innesta e imprime, nella trama scenica, le orme di forti tensioni drammatiche.