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sabato 13 novembre 2010

Drammaturgie: classico vs. contemporaneo

Uscita da "La Locandiera", commedia raffinata e curatissima nei dettagli, eppure qualcosa non mi torna.
All'inizo non capisco, poi ci arrivo: è il "perfetto meccanismo ad orologieria".

E' uno spettacolo in cui, nel finale, ogni cosa torna al suo posto, tutto ha una sua collocazione precisa: è una sorta di grande cerchio che si chiude. Una risoluzione che non  lascia dubbi o situazioni sospese.

Anche l'elemento di rottura, di sovversione sociale,  una popolana che fa innamorare di sè nobile e cavalieri, si chiude con un finale che riconferma i valori tradizionali. Lo stesso valore "nuovo" e borghese dell'interesse di bottega finisce per essere la giustificazione principale dello status quo.

Sarà pessimismo, sarà contemporaneità, ma qualcosa  stona; è piacevole, ben fatta, intrattiene ma  non sembra più reale. Proprio questa distanza fra un sistema di valori certo ed una società di forte incertezza avverto il passare del tempo.

martedì 9 novembre 2010

Perchè i classici?

Una citazione è d'obbligo: Italo Calvino da "Perchè leggere i classici":
La lettura stimola molte riflessioni

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo...» e mai «Sto leggendo...».
Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
I classici sono libri che esercitano un'influenza particolare sia quando s'impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.
Di un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.
Di un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.
Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.
I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).
Un classico è un'opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.
I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.
Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell'universo, al pari degli antichi talismani.
Il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.
Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.
È classico ciò che tende a relegare l'attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.
È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l'attualità più incompatibile fa da padrona.

[Italo Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, Milano, 1995 — anche Italiani, vi esorto ai classici, in L'espresso, 28 giugno 1981, pp. 58-68.]

Tendenze: un classico

Mi chiedo se esista uno studio sul rapporto fra la situazione economica del paese e la programmazione teatrale. Si accettano segnalazioni.
Credo, visti i programmi per la stagione in partenza, in un incremento dei classici, almeno in provincia. Un classico rivisto e aggiornato, ma pur sempre un classico, con la sua buona dose di rassicurazione e di elementi che continuano ad avere qualcosa da dire all'uomo contemporaneo. E' un classico lo spettacolo-evento "I Demoni" di Peter Stein da Dostoevskij, presentato ad "Aperto", festival del contemporaneo.
Correggio apre la stagione con "La Locandiera" di Goldoni, riletta da uno sguardo contemporaneo che vede una Mirandolina pre-femminista. Vedremo.

Sito del teatro Asioli di Correggio http://www.teatroasioli.it/