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giovedì 9 febbraio 2012

Lo Cascio - Pirotta : la Sicilia in un camerino

Due siciliani di fronte a me: Luigi Lo Cascio, uno dei più apprezzati attori di cinema e teatro in Italia , magro, occhi neri che brillano  di passione ogni volta che si parla di teatro, di lingua, della sua terra, la Sicilia. Acconto Vicenzo Perrotta, attore e regista teatrale, rubicondo, lo stesso sguardo luminoso. Li intervisto nei camerini del Teatro Asioli, prima dello spettacolo "Diceria dell'untore" dal romanzo omonimo di Gesualdo Bufalino. Sul palco i musicisti provano:  la musica ci accompagna per tutta la conversazione e sembra di essere sospesi nello spazio e nel tempo.
Fuori nevica ma si è come trasportati nel racconto di una Sicilia mitica, solare e decisamente letteraria.

  

lunedì 9 gennaio 2012

Teatro Herberia "Giocando col mondo" in anteprima

Giocando col mondo
Teatro Herberia
martedì 31 gennaio 2012, ore 21

Giocando col mondo

di Pier Francesco Loche e Luca Bandirali
con Pierfrancesco Loche
e con Danilo Cherni - tastiere,
Maurizio Ruzzuto - percussioni e programmazioni elettroniche,
Diego Glikman - live video performer

anteprima
Sul filo della memoria e con il tipico senso di superiorità di chi vive all’estero, un blogger italiano scrive il suo diario quotidiano, senza risparmiare ai lontani compatrioti lazzi e frecciate velenose.
Spettacolo scritto dall’attore e musicista Pier Francesco Loche con Luca Bandirali. Si tratta di un monologo satiricomusicale sperimentale proposto con Danilo Cherni tasiere, Maurizio Rizzuto percussioni, programmazioni elettroniche e Diego Glikman elaborazione immagini, gli stessi artisti che oltre alla loro prestigiosa e varia attività svolta singolarmente collaborano anche agli spettacoli e ai film di Sabina Guzzanti.

Canto per te che mi vieni a sentire
Suono per te che non mi vuoi capire
Rido per te che non sai sognare
Suono per te che non mi vuoi capire
(area)

mercoledì 4 gennaio 2012

Teatro di Casalgrande - la donna che sbatteva nelle porte

Di Roddy Doyle Con MARINA MASSIRONI Compagnia Teatro dell’Archivolto
Casalgrande - Teatro De Andrè

martedì, 10 gennaio 2012 ore 21.00

img

Marina Massironi con l’interpretazione di La donna che sbatteva nelle porte si confronta per la prima volta con un monologo, e con un tema tra i più delicati ed attuali, la violenza sulle donne.
Bellissimo e struggente, narrato con una rara capacità di descrivere e analizzare l’universo femminile, il libro di Roddy Doyle, da cui Giorgio Gallione ha tratto un fedele adattamento teatrale, è un viaggio duro ma vitalissimo in una vicenda potentemente contemporanea. E’ la storia di Paula, una donna di 39 anni con già troppa vita alle spalle. Padre misogino e madre sottomessa, Paula già da adolescente ha voglia di fuggire da una famiglia che non la sa amare e da una scuola che la etichetta come una ragazzina stupida e amorale. Tutto cambia quando, qualche anno dopo, Paula diventa la “signora” Spencer, la moglie di Charlo, il bello del quartiere, sicuro, vincente, carismatico. Lui la fa sentire amata, rispettata, temuta. Charlo è la felicità, il sesso, la speranza, il riscatto. Poi arrivano i figli, Charlo perde il lavoro e la vicenda precipita improvvisamente nelle profondità di un dolore fisico e psicologico, dove lo sbattere la testa nelle porte diventa per Paula metafora per nascondere la violenza subita dal marito. Così la vita con l’alcolizzato Charlo, poco alla volta, diventa l’inferno; anche Paula beve, ma i dottori non sanno o non vogliono curarla e ignorano le violenze del marito, fingendo di credere che si sia veramente fatta male inciampando nelle porte.
Pur trattandosi di una vicenda tragica, nei flashback della protagonista emerge di continuo quella voglia di vivere tipica degli scrittori irlandesi, e il sorriso si intreccia continuamente al dramma, disegnando un ritratto di donna difficile da dimenticare

martedì 18 gennaio 2011

Thom Pain: recensione


Attesa Martedì 11 Gennaio al Teatro Asioli di Correggio per vedere in scena Elio Germano, vincitore della Palma d’oro a Cannes, e per il testo di Will Eno “Thom Pain- basato sul niente”, famosissimo negli Stati Uniti. 

Inizio accattivante: a luci spente, nel buio totale, Thom Pain inizia il suo monologo, interrogandosi sul significato della paura. Da quel momento la sua principale preoccupazione è intrattenere, “trattenere” l’attenzione del pubblico su di sé, con storie incredibili e contraddittorie, barzellette, giochi di prestigio, scendendo in platea, cercando di coinvolgere gli spettatori in scherzi e riflessioni. Il pubblico sta al gioco, in una sorta di spettacolo semi-aperto, dove tutto è invece orchestrato con cura. Thom Pain sembra raccontare frammenti di storie casuali, inventate, inverosimili e surreali, la perdita dell’infanzia di un bambino a cui muore il cane, una storia d’amore finita, un mondo di traumi e delusioni. Solo nel finale, in una sorta di confessione, si scopre che sono i frammenti della sua tragica storia e forse la paura su cui si interrogava all’inizio è la solitudine.
Da questo farneticare emergono i traumi dell’esistenza, il male di vivere, ma il tutto è reso con un linguaggio decisamente basso, quotidiano, infarcito di parolacce e di riferimenti americani che scoraggiano l’immedesimazione per una parte del pubblico, ma che risulta gradito ai molti giovani in sala. Ci sono i sintomi di un malessere profondo, che tutti abbiamo in misura diversa incontrato, ma toccati come luoghi comuni, senza poesia e senza tanta riflessione. Thom Pain non spiega, non analizza, non cerca soluzioni.
Elio Germano è credibile, bravo nel cambiare costantemente i toni. Cosa non semplice perché Thom Pain è una voce che ha bisogno di attenzione ed è disposto a dire tutto e il suo contrario: spiazzante e cinico, leggero e infantile, passa dalla commedia alla tragedia, farebbe di tutto per farsi accettare ed ascoltare. Racconta visioni confuse, che diventano memoria, fra passaggi repentini di tono e di genere, come uno “stupido sparasentenze che si perde nei suoi discorsi” ma che ce la sta mettendo tutta. E occorre mettercela davvero tutta per mantenere credibili questi continui capovolgimenti, scherzi, in un farneticare da un opposto all’altro che manifesta tutto il suo disagio: imbarazzi, contraddizioni, ironia, ansia di intrattenere che nascondono una solitudine profonda ed il bisogno degli altri.

(spettacolo visto 11/01)

venerdì 3 dicembre 2010

Appuntamenti 2 : Immanuel Kant a Correggio

MARTEDI’ 7 – MERCOLEDI’ 8 DICEMBRE
ore 21
IMMANUEL KANT
di Thomas Bernhard
regia Alessandro Gassman
con  Manrico Gammarota, Mauro Marino, Paolo Fosso, Emanuele Maria Basso, Giacomo Rosselli, Nanni Candelari, Massimo Lello, Giulio Federico Janni e con Marco Barone Lumaga, Davide Dolores, Matteo Fresch, Massimiliano Mastroeni
scene Gianluca Amodio costumi Gianluca Falaschi musiche originali Pivio&Aldo De Scalzi
light design Marco Palmieri suono Massimiliano Tettoni
© by Surkamp Verlag – traduzione Umberto Gandini
Teatro Stabile del Veneto – Teatro Stabile delle Marche
con Napoli Teatro Festival Italia

Immanuel Kant di Thomas Bernhard è una produzione degli Stabili del Veneto e delle Marche (con Napoli Teatro Festival) diretta da Alessandro Gassman. ll protagonista è Manrico Gammarota, già ammirato in “La parola ai giurati” e “Roman e il suo cucciolo”.

Su un transatlantico diretto in America, un Immanuel Kant quasi cieco, infermo, burbero e balbettante - con al seguito moglie, servitore succube e pappagallo prezioso che conosce a memoria tutte le sue opere – è circondato da personaggi futili e sciocchi che tentano di coinvolgerlo in impossibili e farsesche conversazioni. Alla fine del viaggio, l’America sarà forse ‘illuminata’ dalla Ragione e al filosofo sarà forse restituita la vista.
Questo testo dall’esile trama è erede diretto del teatro popolare viennese dell’ottocento, clownesco e popolare. I toni farseschi, le stramberie dei personaggi, i ‘tormentoni’ sono però qui al servizio dei temi cardine della poetica di Bernhard: l’impossibilità di spiegare l’esistenza, l’incapacità di ‘dire’ la verità, il comico come forma teatrale più adeguata per la rappresentazione del tragico; come detto in occasione della prima rappresentazione, è ‘una commedia che è proprio come l’epoca presente se l’è meritata’.
L’immaginario Immanuel Kant di Bernhard è vecchio, vicino alla cecità, incapace di articolare un discorso sensato, sempre preoccupato dalle condizioni di salute del suo pappagallo; fa parte, come gli fa dire l’autore, di una schiera di ‘uomini al tramonto / equilibristi / scrittori di commedie’; come tutti coloro che cercano iper-soluzioni per dare un senso a sé e al mondo, e necessariamente falliscono, non può essere altro che una caricatura o un pazzoide.
D’altra parte, sembra dire Bernhard - che si autodefinisce ‘maestro dell’esagerazione’ -, questa ricerca va comunque compiuta, chi non la compie è uno schiavo: delle abitudini, o dell’alcool, o di qualcun altro.
Innamorato di Bernhard di cui anni fa ha interpretato e diretto “La forza dell'abitudine”, Alessandro Gassman si pone di fronte a questo testo con libertà assoluta, prendendolo sorprendentemente contromano, ma proprio per questo rimanendo fedele allo spirito profondo della pièce se non al testo parola per parola. Il risultato è un grottesco nero dove si ride e si sorride come se per Gassman nella comicità, nella risata, nei qui pro quo si rivelasse con forza inequivocabile la profonda tristezza, anzi la tragicità quotidiana di un'esistenza che ormai si esprime, quasi estranea a se stessa, in rapidi e inquietanti giochi di parole con cui Bernhard si diverte formulando all'incontrario alcuni celebri affermazioni kantiane.


 

lunedì 29 novembre 2010

Teatro de gli Incamminati

"...si chiama Gli Incamminati, è una cooperativa che prende il nome da una celebre accademia d'arte del Seicento bolognese. Ma non è il richiamo a quei pittori a interessarci quanto l'indicazione programmatica contenuta nel sostantivo: di uomini in cammino verso la fondazione di una forma teatrale dell'oggi:"
(Giovanni Testori 29 ottobre 1983)


venerdì 19 novembre 2010

Drammaturgie contemporanee

E' difficile farsi produrre e farsi conoscere per chi scrive drammaturgie contemporanee.
Segnalo un progetto interessante "Le nuvole nel piatto", commedia teatrale di Vanessa Chizzini.

In attesa di produttore e messa in scena,  il progetto è a disposizioni di tutti, il testo viene pubbblicato sentimanalmente a puntate su facebook a questo indirizzo:

 http://www.facebook.com/pages/Le-nuvole-nel-piatto/141742199199848,
 (le prime sette puntate sono già online, in tutto saranno dieci).

mentre le canzoni e una avvincente lettura scenica si può ascoltare come una fiaba su :

http://www.myspace.com/lenuvolenelpiatto/music
davvero piacevole: provate!

Al progetto collaborano nomi importanti del teatro italiano: Laura Curino, Federica Fracassi, Paola Fresa, Paolo Cosenza, Luca Pignagnoli, Alessandro Arbuzzi e Elena Bucci.
Le nuvole nel piatto è incentrato sull’incontro di cinque persone appartenenti alla stessa famiglia e a due diverse generazioni. A prendere forma e movimento in una cucina nella tarda mattinata di una domenica è una conversazione di vita che, con voli di parole e scompaginamenti di ruoli, si svolge passando attraverso aspettative e rivelazioni. Tra schermaglie e sorrisi, si parla della giovinezza e della maturità, dello studio e del lavoro, delle scelte personali e dei riflessi sociali, delle strade già tracciate e delle vie ancora da scoprire.

lettura scenica della commedia al Teatro Manzoni di Calenzano

sabato 13 novembre 2010

Drammaturgie: classico vs. contemporaneo

Uscita da "La Locandiera", commedia raffinata e curatissima nei dettagli, eppure qualcosa non mi torna.
All'inizo non capisco, poi ci arrivo: è il "perfetto meccanismo ad orologieria".

E' uno spettacolo in cui, nel finale, ogni cosa torna al suo posto, tutto ha una sua collocazione precisa: è una sorta di grande cerchio che si chiude. Una risoluzione che non  lascia dubbi o situazioni sospese.

Anche l'elemento di rottura, di sovversione sociale,  una popolana che fa innamorare di sè nobile e cavalieri, si chiude con un finale che riconferma i valori tradizionali. Lo stesso valore "nuovo" e borghese dell'interesse di bottega finisce per essere la giustificazione principale dello status quo.

Sarà pessimismo, sarà contemporaneità, ma qualcosa  stona; è piacevole, ben fatta, intrattiene ma  non sembra più reale. Proprio questa distanza fra un sistema di valori certo ed una società di forte incertezza avverto il passare del tempo.

giovedì 4 novembre 2010

Idee di teatro 1: Laura Pazzola

Spesso chi parla di teatro è una persona diversa da chi fa teatro. Un critico, uno scrittore, uno spettatore sono persone che parlano, criticano, giudicano il teatro. Ma cosa pensa chi il teatro fisicamente lo fa? Che idea ha del teatro? Questo è paradossalmente meno comune saperlo. Mi piace, quando ne ho l'occasione,  ribaltare la prospettiva.

L'ho chiesto alla giovane attrice Laura Pazzola, diplomata alla Scuola Internazionale di Teatro Jacques Lecoq di Parigi, in occasione di uno spettacolo creato per il piccolo teatro di Reggiolo.  Mi racconta quello che, secondo lei, il teatro dovrebbe essere: condivisione e scambio autentico, aperto a tutti, un teatro che si muove e viaggia, come le carovane delle compagnie di un tempo, che si ferma lungo il cammino e che si costruisce le storie ma anche le cose, le scene, i costumi. Un teatro che è anche intrattenimento, elemento imprescinbile, perchè il teatro deve essere sempre una festa.
Da spettatrice ringrazio.