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martedì 28 giugno 2011

Giuliana Musso: Laboratorio a Rubiera

Laboratorio di narrazione

Laboratorio di narrazione

Luogo: presso La Corte Ospitale di Rubiera (RE)
Durata: laboratorio residenziale di due weekend, il 9 e 10 luglio, il 16 e 17 luglio 2011.
Orari di lavoro: il sabato dalle 15 alle 21, la domenica dalle 10 alle 18.
Costo complessivo € 210,00 + iva al 20%
Il laboratorio è rivolto a professionisti e non. Per l'iscrizione è necessario inviare il curriculum all'indirizzo segreteria@corteospitale.org entro giovedì 30 giugno 2011.

Il narratore non è necessariamente un attore ma ha sicuramente una storia da raccontare e un motivo per farlo.
Così come l’attore che racconta storie non sempre è un narratore, nonostante abbia numerosi strumenti per narrare: voci strane, gesti affascinanti, il guizzo sorprendente del commediante.  Quando (e non è così difficile che succeda) le due figure diventano una, allora un racconto può diventare spettacolo.

Il laboratorio affronta gli elementi di base che compongono la narrazione teatrale: tecniche di composizione drammaturgica, attitudine del narratore, recitazione applicata al racconto. Per farlo gli allievi useranno frammenti di narrazione autobiografica che verrano elaborati drammaturgicamente e utilizzati come campo di prova.

giovedì 28 aprile 2011

La città ha fondamenta sopra un misfatto: recensione

La Medea raccontata da Giuliana Musso, liberata dall’invenzione di Aristofane,  è  una tragedia ancora più disperata, se possibile, in cui la violenza di leggi dettate dalla volontà di dominio e dell’uso della forza riescono a vincere sull’idea di bene comune. Medea è fiera, sapiente, curatrice, legata alla vita, indipendente, che chiede il perché di ciò che non capisce, una donna modernissima che vive a pieno e che si scontra con la mentalità per lei nuova del dominio e del potere ad ogni costo. La lettura scenica proposta al Teatro Herberia a Rubiera emoziona e coinvolge, con il ritmo serrato dei dialoghi, sottolineato dalle percussioni e dai canti ancestrali di Hugo Samek. Un racconto corale, come nel testo “Medea. Voci” di Christa Wolf a cui si ispira il lavoro, che vede sul palco insieme a Giuliana Musso anche Nicoletta Oscuro, Massimo Somaglino, Riccardo Maranzana, tutti già convincenti nell’intrecciarsi dei ruoli. Sono voci che raccontano la realtà da punti di vista e sfaccettature diverse. La Musso spiega che il lavoro è nato dalla ricerca sulle origini della distruttività umana, ed è una sorta di ritorno alle origini: la nascita della distruttività è legata al brusco passaggio dalle comunità matriarcali - legate al bene comune, al sentimento, alla protezione, alla cura della vita - al dominio dei padri, imposto con la forza, la violenza e la sopraffazione, e dal conseguente allontanamento del femminile dai ruoli guida. Medea è da un lato la vittima del cambiamento, dall’altro è però l’emblema che un altro mondo è possibile, uno stimolo a ripensare non solo il ruolo, ma i modi del femminile nelle società di oggi, alla ricerca di una nuova opzione verso la vita. Il Teatro Herberia di Rubiera chiude la stagione con un work in progess ricco di stimoli che già crea attesa per la programmazione estiva della Corte Ospitale.

sabato 23 aprile 2011

Giuliana Musso : intervista parte 2

Il seguito dell'intervista con Giuliana Musso a Rubiera.

Il dibattito sul  ruolo femminile nella società è molto attuale in questa momento: quanto c’è di casuale?
“E’ casuale, parlo di donne e di potere ma tutto è partito dall’analisi della distruttività, da qui  poi sono arrivata alla questione del genere. Oggi il tema è alla ribalta, ma credo che la popolarità passerà molto in fretta ed è bene impegnarsi e  contribuire a mantenere viva  questa riflessione”

Com’è nata la collaborazione con Corte Ospitale che ha prodotto i suoi tre spettacoli della trilogia della vita?
“E’ nata come nasce un’amicizia disinteressata, dal riconoscimento reciproco di simpatia e onestà intellettuale. Per me è stata una grande fortuna, faccio un lavoro di nicchia, autoriale, che vive di repliche e occorre portarlo avanti dando sostegno con delicatezza e trasparenza. Siamo come artigiani e Corte Ospitale ha questa sensibilità. Il mio cruccio è non vivere qui: ho molte amicizie, fra Reggio, Modena, Bologna. E’ un territorio che ospita e ha saputo nutrire artisti di stampo artigianale che stimo. Qui ci sono artisti ed organizzatori che mescolano passione e soggettività più che in altre zone.”

Fare teatro i Italia  oggi: quali i segnali per il futuro?
“ I segnali in questo momento sono tragici per chi fa il mio mestiere e lo fa come lo faccio io. Una società che non riconosce l’arte e la cultura come una risorsa è già perduta. C’è poca onestà anche nella difesa reale del nostro settore, i tempi sono duri per tutti e a volte i migliori di noi si chiudono nei fortini e cercano di salvare il salvabile, è umano, ma non è un bel segnale. Non sono molto ottimista. Io non ho lavorato coi finanziamenti e i grandi stabili, ho sempre battuto altre strade, facendo un lavoro sulle idee e con persone simili a me, ritagliando piccoli spazzi di nicchia, ma queste realtà stanno diminuendo e sono le prime a risentire della crisi del sistema. Non penso che la crisi aprirà nuove vie, ma rafforzerà la chiusura.”

giovedì 21 aprile 2011

Giuliana Musso : intervista parte 1

Parliamo con Giuliana Musso, attrice e autrice teatrale, che al Teatro Herberia di Rubiera ha proposto in anteprima uno studio in forma di lettura del suo prossimo spettacolo “La città ha fondamenta sopra un misfatto” tratto da “Medea.Voci” di Christa Wolf.


Com’è nata l’idea di questo progetto?
“I miei tre lavori precedenti “Nati in casa”, “Sex Machine”, “Tanti saluti” formano una sorta di trilogia della vita. Si è concluso un percorso e questo spettacolo ne apre uno nuovo, in cui analizzo le scelte di morte che la nostra società ha fatto. E’ un viaggio alle origini della distruttività umana e qui si innesta uno sguardo di genere: maschile e femminile.  Infatti c’è una differenza sostanziale, spesso sottovalutata, legata al genere che è fondamentale nell’analisi della distruttività umana. Il mito di Medea è la congiunzione che lega l’espulsione della donna dai ruoli guida  e la distruttività di una società guidata esclusivamente dal pensiero maschile.”

Lo spettacolo è una rivisitazione del mito di Medea?
“Il nucleo dello spettacolo nasce da un mio percorso di studio sulla distruttività nella società. Il testo di Christa Wolf riscrive il mito di Medea e include aspetti essenziali, prima fra tutte l’invenzione di Euripide dell’uccisione dei figli da parte della madre. La Wolf va con precisione alle radici storiche e scientifiche del al mito e riabilita la figura di Medea, restituendo una figura di sapiente, guaritrice, proveniente da una società matrifocale e arriva a riflessioni molto diverse da quelle a cui il mito ha abituato”.

martedì 19 aprile 2011

Intervista con Giuliana Musso

Appena conclusa intervista con Giuliana Musso. Mi è piaciuta la sua franchezza ed onestà, la passione per il suo lavoro di ricerca, il suo definirsi "artigiana", il vivere fra le difficoltà di un momento non facile e il bisogno di "delicatezza". Domani in anteprima la lettura scenica del suo prossimo spettacolo. Attendo con emozione.

venerdì 15 aprile 2011

La città ha fondamenta sopra un misfatto

Teatro Herberia
mercoledì 20 aprile 2011, ore 21

LA CITTA' HA FONDAMENTA SOPRA UN MISFATTO



libero adattamento e libere interferenze civili da Medea. Voci. di Christa Wolf
un progetto di Giuliana Musso
con la collaborazione di Nicoletta Oscuro

con Giuliana Musso, Nicoletta Oscuro, Massimo Somaglino, Riccardo Maranzana e con Hugo Samek, percussioni

primo studio

Medea, come ce la propone Christa Wolf nel suo romanzo "Medea. Voci" ci racconta di come la nostra "città" abbia fondamento su un terribile misfatto: la violenta espulsione delle nostre antenate dai ruoli di guida delle comunità e la consegna dei nostri destini nelle mani di una leadership esclusivamente maschile.  La stessa leadership che commissionò ad Euripide la riscrittura del mito di Medea. Le tracce del mito precedenti al lavoro di Euripide non raccontano dell'infanticidio da parte della madre, semmai l'uccisione dei bambini da parte della città. Al grande poeta dunque il compito di ribaltare la storia per assolvere la città e degradare la figura autorevole e sapiente della principessa straniera al rango di primitiva, passionale, sfrenata e sanguinaria. Una straordinaria opera di cosmesi di stato che al paragone fa impallidire per efficacia e qualità poetica le nostre fiction dalla trama edulcorata e compiacente in prima serata tv.
E voi volete davvero ancora sentirvi raccontare la storia di Medea di Euripide? Di quella madre pazza e gelosa che ha ucciso i figli? Volete sentirla declinare in tutti le possibili forme del contemporaneo purché sia la stessa storia? Volete credere che oggi in Italia le donne godono di rispetto e autorevolezza? Che sia un fatto naturale che non vi sia mai stata una donna a capo del governo o della repubblica? Volete credere che "poi però le donne al potere sono peggio degli uomini"? Che una donna ha il dovere di essere bella? Che un uomo mite è una femminuccia? Allora potete anche credere che chi vince la guerra ha ragione. Che mandiamo i nostri ragazzi a morire in guerra perché li amiamo. Che le mani o il membro di un vecchio satrapo come Creonte sul corpo di una ragazzina ancora minorenne la rendano felice. Potete continuare ad adorare l'immagine di un dio maschio e potente che genera un figlio maschio. Se volete potete ancora continuare a pensare che il modello culturale che ha preso in ostaggio le donne e che ci guida verso il baratro sia l'unico possibile.
L'opzione morte in fondo non è che una scelta.

All'origine Dio era femmina e permeava tutto ciò che nella natura vive e muore. Femminili erano i misteriosi poteri della natura che generano ciclicamente la vita, la morte e ancora la vita. Dalla preistoria fino a pochi millenni prima di Cristo, gli esseri umani che ci hanno guidato verso la civiltà erano femmine. Quelle madri, assieme ai loro figli, hanno sviluppato le capacità della proprie menti facendo leva su una razionalità che integra sentimento e pensiero, che percepisce la vita dell'altro (i figli) come parte di sé, e di conseguenza il benessere individuale come non disgiunto dal benessere della comunità. Il modello culturale a dominanza femminile diede impulso a sistemi sociali pacifici e molto progrediti che si organizzavano attorno ad uno unico scopo: la protezione, il sostentamento, la cura del vivente. Le madri hanno regalato al genere umano la civiltà perché esse non potevano non scegliere l'opzione vita!

Purtroppo, tra il 4500 e il 1500 a.C la nostra evoluzione culturale fu interrotta e drasticamente deviata: da allora noi viviamo in un modello di società androcratica, ossia guidata dai maschi, che si costituisce attraverso rigide gerarchie di potere, usa la violenza come principio di giustizia, adora un dio che abita nel supramondo, impone la supremazia della ragione sui sentimenti, dell'anima sul corpo, dell'ideale sul concreto, del maschile sul femminile.

Medea si colloca in quel momento tragico di svolta della storia umana: quando Dio ha cambiato genere, quando le società umane, rette dalle donne e dai loro figli e fratelli, furono travolte e sovvertite dall'irrefrenabile violenza dei padri che imposero un modello culturale fondato sul dominio e assicurato dall'uso brutale della forza. Da quel momento in poi le madri sono state espulse dal governo delle comunità, le menti femminili prese in ostaggio dalla violenza perpetuata sui loro corpi, i figli sacrificati alla nuova ragione di stato. Il modello culturale a dominanza maschile che ci ha plasmati tutti, uomini e donne, e che tuttora abita le nostre menti e ci guida, non è capace di integrare pensiero e sentimento, corpo e anima, vivente e divino. È un pensiero irrazionale, ci sta conducendo all'autodistruzione, è inequivocabile espressione dell'opzione morte!
Giuliana Musso