Visualizzazione post con etichetta Alessandro Gassman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alessandro Gassman. Mostra tutti i post

mercoledì 18 maggio 2011

Gassman si racconta

Nel pomeriggio l’incontro della compagnia con stampa e pubblico. Gassman ha spiegato le difficoltà del suo doppio ruolo – è il regista e Roman,  il protagonista –“In realtà è più difficile per la compagnia che per me: devono provare con un simulacro d’attore che mi sostituisce. La compagnia mi sostiene: è mista, formata da attori che hanno già lavorato con me e sanno muoversi, mentre gli altri sono stati scelti con provini in strettissima attinenza con il personaggio”
E svela un piccolo trucco “lo schermo – spiega- aiuta gli attori a stare dentro la storia: non si vede il pubblico, lo si dimentica ma se ne percepisce l’odore”. Ma agli attori preme anche puntualizzare che "In Italia vivono e lavorano 1.400.000 rumeni circa, la maggior parte svolge lavori  legali e sono bene integrati nella comunità".

martedì 17 maggio 2011

Roman e il suo cucciolo - recensione


Si entra in sala in penombra, uno schermo occupa l’intera scena, scorre un filmato, un quartiere periferico, palazzi alveare, un’autostrada: un degrado che racconta già un’umanità di confine. Dietro al velo-schermo, un’ appartamento fatiscente, tv sempre accesa. Così inizia “Roman e il suo cucciolo” per la regia di Alessandro Gassman al Teatro Storchi di Modena., vincitore del pemio Ubu come miglior spettacolo 2010. Un po' lo spettacolo di tutti hannoo parlato quest'anno, nel bene o nel male. Roman, scappato dalla Romania di Ceausesu non si è mai realmente integrato. E’ costretto allo spaccio per garantire al figlio adolescente, il cucciolo, educazione e sicurezza ma sogna per lui un futuro di integrazione ed un lavoro legale. Cerca un rapporto amichevole e sincero, non  nasconde al figlio i suoi commerci o le difficoltà della vita,  ma finisce sempre col cadere nell’aggressività e nell’incapacità di esprimere affetto. Il cucciolo, sensibile circondato da violenza ed esempi negativi, desidera essere integrato, si vergogna e sfugge le sue origini; scrive e in quello sogna il suo futuro. Il suo modello è Che, ambiguo intellettuale tossicodipendente che alla prova dei fatti si rivela solo un’opportunista. Per il fragile Cucciolo è il crollo di ogni ideale positivo, a cui non resta che il mondo della droga paterno. Roman vede nella tossicodipendenza del figlio la prova del suo fallimento anche come padre e l’impossibilità di riscatto; non gli resta che il suicidio, in un estremo tentativo di prendere il male su di sé e allontanare la droga dalla vita del figlio.  La recitazione iperealistica e la regia attenta assicurano sempre una visone lucida, lontana da patetismi. Spicca il bravo Manrico Gammarota e la sensibile interpretazione del giovane Giovanni Anzaldo, premio Ubu come miglior attore under 30. Un teatro che strizza all’occhio al cinema, contaminandosi, avvicinando uno spettatore diverso, ma non solo: un’abile e attenta regia che fa dialogare scena e immagini, giocando con il potere evocativo del grande schermo che sottolinea i momenti cardine della narrazione. Resta indelebile la scena dell’espiazione-esecuzione di Roman: proiettata a ralenty e ingigantita la sua caduta. Proprio questa sensibilità nuova mi sembra il motivo del premio e devo ammettere che Gassman alla regia ha davvero qualcosa da dire, un punto di vista e un modo nuovo e personale di farci vedere la storia. Preferisco il regista all'attore. Altro elemento forte è la lingua scelta da Edoardo Erba per l’adattamento del testo di Reinaldo Povod: una lingua volutamente grezza, volgare, violenta fortemente caratterizzata che imita la cadenza e la velocità l’italiano degli immigrati rumeni. Una lingua mimetica di una realtà degradata, fastidiosa ed aggressiva che non è stata accettata da tutto il pubblico, brutale come i personaggi e il loro ambiente. Più di uno, infastidito, ha lasciato la sala: peccato.
Gassman sceglie una drammaturgia che indaga la contemporaneità, il dramma dell’immigrazione visto da dentro, mostrandone tutta l’umanità. Un’ostilità che, entrando nella storia, diventa comprensione, un racconto che obbliga a guardare una realtà che fingiamo di non vedere. Lo spettacolo ha  il patrocinio di Amnesty International.

mercoledì 4 maggio 2011

Roman e il suo cucciolo in scena a Modena


Da domani e fino a Domenica al Teatro Storchi a Modena va in scena "Roman e il suo cucciolo" , per la regia di Alessandro Gassman. Lo spettacolo ha  vinto il premio Ubu ex equo come miglior spettacolo del 2010.
Il testo è tratto  da Cuba & His Teddy Bear di Reinaldo Povod, un testo contemporaneo che riscosse grande successo negli anni ’80 a New York dove ebbe come protagonista Robert De Niro.
L’umanità dei personaggi e lo stile di scrittura tagliente sono mantenuti dalla traduzione e dall’adattamento di Edoardo Erba, che con il regista ha deciso per un’ambientazione nella periferia urbana del nostro paese, all’interno di una comunità rumena nella quale convivono persone di altra radice etnica, senza però che questo tradisca lo spirito del testo originale.
Dramma familiare e allo stesso tempo sociale, Roman e il suo cucciolo è uno sguardo neutrale e non ideologico sul presente e sulla presenza degli immigrati che ha cambiato la fisionomia delle città e le stesse relazioni interpersonali.

sabato 11 dicembre 2010

Immanuel Kant regia di Alessandro Gassman



Luci abbassate, le quinte sono aperte, il palcoscenico ha profondità quasi annullata dal piroscafo, ancorato in porto. Un marinaio alticcio passeggia sul molo. Un servo deforme porta bagagli pesantissimi, pare non farcela, passando urta gli spettatori che stanno prendendo posto in platea. Il pubblico che sta entrando è sorpreso, lievemente imbarazzato nel trovarsi coinvolto. Un ufficiale controlla i biglietti di bordo, indica le cabine e augura a tutti buona navigazione. Il pubblico non capisce subito che lo spettacolo è come un viaggio, sta iniziando e continua un chiacchiericcio confuso. Da ultimo sale l’ammiraglio, verde per il mal di mare, fatto salire a forza. Il gusto è cinematografico e cabarettistico insieme - “La nave va”, Charlot per fare qualche esempio- con personaggi macchietta dal trucco accentuato e uomini che recitano anche i  ruoli femminili. Dopo la partenza, l’azione si sposta dentro la nave: proiettato a tutto il palco lo scorrere di mare e cielo: le luci cangiati, i rumori del mare, con passaggi di gabbiani, balena e iceberg, come se davvero si fosse in navigazione. Il filosofo Immanuel Kant viaggia verso l’America per ricevere una laurea honoris causa e soprattutto nella speranza di recuperare la vista. Con lui la moglie, il servo ed il preziosissimo pappagallo Federico, alter ego ed unico interesse per il filosofo. Intorno a lui un’umanità grottesca, vuota, superficiale. Nel finale, la perdita della vista gli fa aprire gli occhi e prendere consapevolezza, con una dura invettiva, della tragicità del quotidiano, della mancanza di cultura, dell’inutilità dello stato, dell’equilibrismo della condizione umana. Questa illuminazione  è così improvvisa che lo spettatore è preso in contropiede. Il testo di Thomas Bernhard, complesso e ricco di riflessioni, è portato in scena per la prima volta in Italia e la regia di Alessandro Gassman ne sottolinea l’aspetto grottesco creando una sorta di tragedia comica. Interessante la messa in scena, che si apre a soluzioni nuove, coinvolgenti e inaspettate. Bravi gli attori soprattutto nel gioco di squadra. Un teatro che torna a soprendere, che non rinuncia all'effetto e al divertimento e che nel parlare di aregomenti seri non scorda di essere anche intrattenimento.
Ricordiamo che lo spettacolo è in lizza per il Premio Ubu come migliore novità straniera.

(spettacolo visto il 7 Dicembre)

Conversazioni : Alessandro Gassman



Parliamo con Alessandro Gassman, attore, regista , produttore, direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto, dello spettacolo “Immanuel Kant” di Thomas Berhhard di cui è regista e che va in scena il 7 e 8 Dicembre a Correggio. Come attore è nelle sale cinematografiche con il film “La donna della mia vita”.
Domandiamo dove si sente più a suo agio fra televisione, cinema e teatro.  << Il teatro, soprattutto negli ultimi anni mi dà una libertà di espressione totale, la possibilità di lavorare su testi di mio gusto e di scegliere come affrontarli.>> Con il cinema sono arrivati premi importanti – come il David come migliore attore non protagonista per il film “Caos calmo”- e opportunità, ma rimane un settore in cui si sceglie fra proposte altrui. Invece il Teatro, soprattutto nel nuovo ruolo di direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto, gli dà una libertà totale. A teatro soddisfazioni e successo sembrano aumentati proprio da quando ha iniziato ad occuparsi anche di regia. Il pubblico ha apprezzato e capito tre elementi per lui fondamentali: << sincerità, coerenza ed un gruppo di attori con cui lavoro bene>>. Spiega che ha la madre pittrice e gli viene naturale la costruzione visiva: parte in genere con un disegno della scena, le musiche e solo alla fine si preoccupa degli attori, con cui lavora con grande facilità. E’ molto soddisfatto di questo <<Immanuel Kant divertente, comico e popolare>>.
Racconta che lo spettacolo dà la sensazione di salire sul piroscafo in cui Kant, con moglie e pappagallo si imbarca verso il Nuovo Mondo nella speranza di riacquistare la vista. E’ accompagnato da personaggi sciocchi ed ignoranti. Thomas Bernhard  è uno straordinario autore ed è stato spinto al massimo il suo lato comico, in una farsa cinica sull’animo umano che porta in scena una sorta di armata Brancaleone alla ricerca della terra promessa. Ma è soprattutto un lavoro coeso e corale di splendidi attori che lavorano insieme da tempo: Manrico Gammarota, Mauro Marino, Paolo Fosso, Emanuele Maria Basso.
Gassman racconta il teatro che verrà: un teatro che si apre a tutte le voci, soprattutto a quelle giovani e ai drammi attuali, in cui anche un pubblico giovane può riconoscersi. Ad esempio testi di Bernhard, Kafka, anche i classici ma rivisitati da giovani e una sferzata di drammaturgia contemporanea, in controtendenza rispetto al paese perché << portano a teatro più i giovani che i vecchi>>. Afferma che va abolita la prassi degli scambi fra teatri stabili ed occorre guardare alla qualità vera degli spettacoli. Gli piace l’attenzione di ERT per il teatro giovane e la ricerca, il pubblico preparato ed interessato. 
Quando accenniamo alle quattro “nomination” ai  prestigiosi Premi Ubu collezionati da “Roman e il suo cucciolo” e da “Immanuel Kant”si dichiara molto onorato, ma scaramenticamente non fa ulteriori commenti .