sabato 4 dicembre 2010

Parlare di teatro con chi fa teatro

E' bello sentir parlare di teatro da chi il teatro lo fa. E' bella la voce dell'attore, abituata a raccontare con eleganza e fascinazione, a parlare per immagini che ti guidano nel percorso del senso. E' soprendente poi mettere in corrispondenza le parole con la concretezza dell'attore sul palco. Così vado avanti con le conversazioni sul teatro. Dopo Vittorio Franceschi e Laura Curino, toccherà a Franco Branciaroli.
Tanti teatri offrono questa possibilità d'incontro fra pubblico ed artisti, seguono alcune segnalazioni con gli appuntamenti previsti. 

Franco Branciaroli

venerdì 3 dicembre 2010

Appuntamenti 2 : Immanuel Kant a Correggio

MARTEDI’ 7 – MERCOLEDI’ 8 DICEMBRE
ore 21
IMMANUEL KANT
di Thomas Bernhard
regia Alessandro Gassman
con  Manrico Gammarota, Mauro Marino, Paolo Fosso, Emanuele Maria Basso, Giacomo Rosselli, Nanni Candelari, Massimo Lello, Giulio Federico Janni e con Marco Barone Lumaga, Davide Dolores, Matteo Fresch, Massimiliano Mastroeni
scene Gianluca Amodio costumi Gianluca Falaschi musiche originali Pivio&Aldo De Scalzi
light design Marco Palmieri suono Massimiliano Tettoni
© by Surkamp Verlag – traduzione Umberto Gandini
Teatro Stabile del Veneto – Teatro Stabile delle Marche
con Napoli Teatro Festival Italia

Immanuel Kant di Thomas Bernhard è una produzione degli Stabili del Veneto e delle Marche (con Napoli Teatro Festival) diretta da Alessandro Gassman. ll protagonista è Manrico Gammarota, già ammirato in “La parola ai giurati” e “Roman e il suo cucciolo”.

Su un transatlantico diretto in America, un Immanuel Kant quasi cieco, infermo, burbero e balbettante - con al seguito moglie, servitore succube e pappagallo prezioso che conosce a memoria tutte le sue opere – è circondato da personaggi futili e sciocchi che tentano di coinvolgerlo in impossibili e farsesche conversazioni. Alla fine del viaggio, l’America sarà forse ‘illuminata’ dalla Ragione e al filosofo sarà forse restituita la vista.
Questo testo dall’esile trama è erede diretto del teatro popolare viennese dell’ottocento, clownesco e popolare. I toni farseschi, le stramberie dei personaggi, i ‘tormentoni’ sono però qui al servizio dei temi cardine della poetica di Bernhard: l’impossibilità di spiegare l’esistenza, l’incapacità di ‘dire’ la verità, il comico come forma teatrale più adeguata per la rappresentazione del tragico; come detto in occasione della prima rappresentazione, è ‘una commedia che è proprio come l’epoca presente se l’è meritata’.
L’immaginario Immanuel Kant di Bernhard è vecchio, vicino alla cecità, incapace di articolare un discorso sensato, sempre preoccupato dalle condizioni di salute del suo pappagallo; fa parte, come gli fa dire l’autore, di una schiera di ‘uomini al tramonto / equilibristi / scrittori di commedie’; come tutti coloro che cercano iper-soluzioni per dare un senso a sé e al mondo, e necessariamente falliscono, non può essere altro che una caricatura o un pazzoide.
D’altra parte, sembra dire Bernhard - che si autodefinisce ‘maestro dell’esagerazione’ -, questa ricerca va comunque compiuta, chi non la compie è uno schiavo: delle abitudini, o dell’alcool, o di qualcun altro.
Innamorato di Bernhard di cui anni fa ha interpretato e diretto “La forza dell'abitudine”, Alessandro Gassman si pone di fronte a questo testo con libertà assoluta, prendendolo sorprendentemente contromano, ma proprio per questo rimanendo fedele allo spirito profondo della pièce se non al testo parola per parola. Il risultato è un grottesco nero dove si ride e si sorride come se per Gassman nella comicità, nella risata, nei qui pro quo si rivelasse con forza inequivocabile la profonda tristezza, anzi la tragicità quotidiana di un'esistenza che ormai si esprime, quasi estranea a se stessa, in rapidi e inquietanti giochi di parole con cui Bernhard si diverte formulando all'incontrario alcuni celebri affermazioni kantiane.


 

giovedì 2 dicembre 2010

Emergency: cena e concerto i dettagli

Domani cena e concerto per Emergency

Lorenzo Monguzzi con Marco Paolini
Venerdì 3 dicembre alle 20.30 al circolo Arci, il comune di Pegognaga, la Casbah ed Emergency, organizzano una cena di solidarietà a sostegno del gruppo di volontari di Emergency di Mantova che operano al Centro pediatrico di Goderich in Sierra Leone. Alle 22 seguirà il concerto "Canzoni che balzano attraverso i secoli" con Lorenzo Monguzzi voce e chitarra acustica dei 'Mercanti di Liquore', Stefano Vergani voce e chitarra classica, Diego Potron contrabbasso, Luca Butturini chitarra acustica ed elettrica. Per info e prenotazioni, tel. 3342960673.

Teatro luoghi 3: Boretto

Altro teatro dalla storia tormentata, quello di Boretto. E' un cinema-teatro ma la sua storia comincia prima del '900.
" Nel 1908, causa il restauro del palazzo municipale che aveva necessità di allargare i propri spazi, il paese fu privato del piccolo teatrino comunale. Fu così che nel 1914, un gruppo di cittadini, si costituirono nel “Comitato Pro Erigendo Teatro”, con il fermo proposito di far sorgere un edificio moderno, in grado di accogliere gli spettacoli di prosa e lirica e tutte e le altre manifestazioni culturali. I lavori del nuovo teatro, progettato da Marcello Zizzoli, iniziarono nel 1914, proseguirono nel 1915 e furono interrotti causa la guerra. Al momento della riconsegna del teatro al Comune, dopo la guerra, lo stabile si presentò in uno stato di avanzato degrado e deperimento. Fu incaricato di redigere un nuovo progetto l’Ing. Tirelli di Gualtieri. La facciata e tutto l’ingresso vennero abbattuti e rifatti in stile neoclassico; rimasero in piedi i muri laterali e il palcoscenico. Nel 1926 venne acquistata un’area retrostante il teatro sulla quale, nel 1930, si ampliò il palcoscenico e si ricavarono diversi camerini per gli artisti. Nello stesso 1930 si costruì la cabina per le proiezioni cinematografiche e fu ultimata la facciata. Il teatro entrò in funzione con spettacoli di grande successo, ma gradualmente venne usato quasi esclusivamente per le proiezioni cinematografiche. Durante l’ultimo conflitto mondiale, a seguito di incursione aerea sulla linea ferroviaria Parma-Suzzara, il teatro fu colpito e gravemente danneggiato. Dopo la guerra, nel 1961, l’ufficio del Genio Civile di Reggio affidava all’impresa Molesini Oddino e F.lli di Boretto i lavori di ricostruzione del teatro.  Il 15 dicembre 1963 il Cinema-Teatro venne inaugurato. Il 6 novembre 1983 il Cinema-Teatro fu interessato da un incendio che provocò notevoli danni alle strutture, agli impianti e agli arredi, rendendolo inutilizzabile. Nel 1990 il Consiglio Comunale approvò un progetto di ristrutturazione e nel mese di maggio 1997 venne riconsegnato alla cittadinanza."
Qui ho incontrato Laura Curino.
Interno del Teatro del Fiume a Boretto

Rassegne: Verona 04/12 al 16/01

Segnalo a Verona:
Le Falìe di Velo Veronese, Àissa Màissa Film Festival della Lessinia presentano

IL CIELO SOPRA VERONA
proposte teatrali di Alessandro Anderloni - II edizione
Verona - Teatro Stimate (Piazza Cittadella)

Con dodici appuntamenti di cinema e teatro, Il cielo sopra Verona ritorna a illuminare le serate dei veronesi. Dal 4 dicembre 2010 al 16 gennaio 2011, sul palcoscenico del Teatro Stimate, nel cuore di Verona con parcheggio gratuito riservato agli spettatori, si alterneranno alcuni grandi nomi della scena teatrale italiana come Natalino Balasso, Laura Curino, Titino Carrara, Bepi De Marzi e Giuliana Musso insieme con gli spettacoli scritti e diretti da Alessandro Anderloni. Novità di quest’anno, le proiezioni del Film Festival della Lessinia e i pomeriggi dedicati ai più piccoli.

Dal 4 dicembre 2010 al 16 gennaio 2011
Biglietti on line: http://www.greenticket.it/
Info: tel. 045 8000878 - Cell. 347 7137233




info: http://www.lefalie.it/

mercoledì 1 dicembre 2010

Conversazioni: Laura Curino alle radici del teatro di narrazione


Laura Curino, stanca ma solare, dopo lo spettacolo parla del teatro che è per lei un incontro di persone vive, che crea scambio e comunità, un luogo di riflessione sul mondo, che attraverso il racconto e la condivisione prepara a vivere ciò che può accadere. Racconta i suoi inizi, con il Teatro Settimo, la compagnia di cui ha fatto parte per 25 anni, che da subito ha sperimentato il linguaggio della narrazione. Gli spettacoli procedevano per composizione d’immagini, ma accompagnando lo spettatore con un racconto semplice e decifrabile. Ci sono componenti diverse che hanno fatto arrivare a questo. Innanzi tutto si veniva dalla Post-avanguardia, che credeva non ci fosse più nulla da dire. Nascevano nuove forme di spettacolo, il teatro danza, quello postmoderno, il teatro di gruppo che affidavano all’immagine o all’azione e non alla voce il potenziale comunicativo. Per loro invece lo spettacolo aveva al centro un testo intelligibile e comunicabile e una comunicazione calda e reciproca con il pubblico, una con- passione e un con-patire insieme.
Ci sono altri elementi che hanno portato a questo: la frequentazione del teatro popolare, un forte valore del dialogo, della comunicazione fra le persone legato ad una città, Torino, che in quegli anni aumenta del 42% la popolazione. E’ gente senza cose, ma che ha portato tensione verso lavoro e racconti che arrivano da tutta l’Italia. Si aggiungono altre esperienze, alcune decisamente personali: una nonna bravissima a raccontare, l’esperienza forte del teatro ragazzi, la radice comune del teatro sociale nelle piazze, con gli anziani, un teatro che ha dovuto scambiare molto prima di darsi sul palco, la pratica dei laboratori aperti. Non nasconde l’importanza della formazione classica, della frequentazione con la letteratura, il cinema e l’arte. Pensa che il cinema in questi anni ha insegnato a raccontare: è un linguaggio di sintesi e di dialogo potente. Lei per prima si è abituata a pensare il ritmo del racconto come cinema e mentre racconta una cosa, lei la vede, come un film.